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12 settembre 2021

Presidenza di A2A e Daphne 3. C'è Conflitto di interesse? Un caso scuola.

Marco Patuano è presidente di A2A e anche presidente di Daphne 3. La prima la conosciamo. Il Comune di Milano è socio per il 25%. Il Comune di Brescia per un altro 25% il resto è collocato sul mercato azionario. La seconda è meno conosciuta. E' una società costituita dal Fondo Ardian e da TIM, e detiene il 30% di Infrastrutture Wireless Italiane (INWIT). 
L'accordo che ha portato all’acquisto da parte di Ardian del 49% di Daphne 3 è dell'ottobre 2020. I rapporti tra TIM (che conserva il controllo della holding) e il consorzio guidato da Ardian sono disciplinati da un patto parasociale, il cui contenuto è già stato oggetto di comunicazione al mercato lo scorso 29 giugno e di cui io non sono a conoscenza. 
Il presunto conflitto di interesse nasce nel momento in cui vengono firmati gli accordi con il fondo Ardian per la costituzione della newco con A2A. La firma del term-sheet non vincolante, del giugno scorso, che stabilisce i termini principali di una partnership nella generazione e fornitura di energia in Italia, seguirebbe gli accordi tra A2A e Ardian firmati nel novembre 2020. 
Marco Patuano ha ritenuto di astenersi dal voto in Cda sull'accordo con Ardian. Immagino, ritenendo vi fosse almeno il rischio che qualcuno individuasse un'ipotesi di conflitto di interesse e, penso, sulla scorta del parere legale da lui stesso ha citato il 7 luglio scorso durante una seduta di commissioni consiliari congiunte Mobilità e Controllo Partecipate,  
A mia specifica domanda, se ritenesse utile astenersi da ogni prossima votazione o discussione sulla new co costituita con Ardian, proprio per il doppio incarico, che, suppongo è alla base della sua astensione, il Presidente Patuano mi ha scritto che: "La risposta alla sua domanda è che no, non mi asterrò dal partecipare alle riunioni in quanto già l’astensione dal voto è considerata misura “sovrabbondante” rispetto al caso". 
Ho provato a richiedere il parere legale per farmi idea più precisa. L'ho chiesto a Patuano già il 7 luglio e il 24 luglio scorso. L'ho richiesto il 6 settembre scorso, all'organismo di vigilanza 231/2001 (OdV) di A2A. Mi ha risposto Patuano che era in cc: "Purtroppo – a giudizio del nostro ufficio legale - il parere è di un documento interno richiesto dal CDA e trasmesso a quest’ultimo. Rappresenta, pertanto, un elemento confidenziale e non pubblico, caratteristico di comunicazioni sociali riservate ai Consiglieri e come tali non condivisibili con terzi. Sarò peraltro ben lieto di condividerlo con l’Organismo di Vigilanza e con l’Internal Audit per le verifiche che gli stessi possano considerare rilevanti in modo che Lei possa ricevere una risposta da un soggetto terzo e indipendente quale – per l’appunto – l’organismo di vigilanza".
Non ho mancato di manifestare ai membri OdV, l'avvocato Padovani e il dottor D'Ambrosio, le mie perplessità, ritenendo anche che il conflitto di interesse non si esprime unicamente nel momento del voto, ma in qualsiasi momento si prendono decisioni o si svolgono attività per le quali e nelle quali, come viene scritto nel Codice etico di A2A, si possa "manifestare un conflitto con gli interessi del Gruppo o che possano interferire con la capacità di assumere, in modo imparziale decisioni, nel migliore interesse dell’impresa e nel pieno rispetto dei principi e dei contenuti del Codice". 
Ora attendo una risposta. Il tema è importante. Il caso può essere da riferimento per altre situazioni simili e, secondo me, va trattato, così, con grande trasparenza e schiettezza. 
Mi auguro tutti possano essere d'accordo.

9 settembre 2021

La strana storia di Gagliostro e dei suoi due bar in cui non entrerò!

Non entrerò nel bar Blanco di Via Tolstoi angolo Savona. Ogni tanto ci passo. Come non entrerò nel Bistrot di Corso San Gottardo 51. Di fronte all’auditorium. 
La storia è lunga. 
La decisione la prendo dopo una mail che mi viene inviata da un funzionario del Commercio del Comune di Milano. Rispondeva a una mia richiesta relativa alle attività ristorative che avevano subito un’interdittiva antimafia a Milano. 
Tra le 16 ci sono tre locali, due bar e un ristorante chiuse a luglio 2020. La revoca della Scia era giunta alle tre società proprietarie dell’attività nelle quali socio era Antonino Gagliostro. 
Dopo il sequestro delle sue quote a seguito della seconda “puntata” di un’indagine calabrese, denominata Eyphemos, era arrivata dalla Prefettura di Milano anche l’Interdittiva. L’interdittiva si rende “necessaria”, per bloccare l’attività degli esercizi commerciali. E viene decisa sei mesi dopo l’arresto avvenuto a febbraio del 2020, di Antonino Gagliostro, per associazione mafiosa, accusato di appartenere alla cosca ALVARO. 
 A pagina 319 dell'ordinanza si legge che "GAGLIOSTRO Antonino, alias "u mutu", in qualità di partecipe all'associazione mafiosa imperante in Santa Eufemia di Aspromonte e ancor più specificatamente alla frangia mafiosa riferibile a Laurendi Domenico, ma rivestente comunque un ruolo di rilievo atteso che fu tra i primi ndranghetisti avvisati quando Idà Cosimo effettuò nuovi riti di affiliazione". 
Da pagina 319 e 320 della stessa ordinanza si evince che Antonino Gagliostro ha riportato in precedenza una condanna a 10 anni di reclusione per fatti di detenzione e cessione di stupefacente a Milano, commessi nell'anno 1996. 
Pur rimanendo ancora imputato nel procedimento per mafia. a marzo di quest’anno Gagliostro ha visto restituite le quote delle tre società: il 75% delle quote della società “Tolstoj srls”, che gestiva il Bar Blanco, il 50% delle quote della società “San Gottardo Bistrot snc”, che era proprietaria del bar di Corso San Gottardo 51 e il 25% della società “Le Saie Milano sas” che deteneva un ristorante in Viale D’Annunzio. Ad oggi ancora chiuso. Gli avvocati sono riusciti a dimostrare che quelle quote erano stata acquistate da proventi leciti. 
La novità nulla toglie all’imputazione per associazione mafiosa, anche se viene esclusa l’ipotesi di autoriciclaggio in quelle attività. 
Il commercio mi avvisa che, nel frattempo, il “Sig. Antonino Gagliostro ha ceduto le sue quote in Tolstoi srl e in San Gottardo Bistrot snc”. Le stesse società con differente compagine societaria, hanno presentato SCIA di inizio attività di somministrazione di alimenti e bevande”. Peccato che Gagliostro le abbia vendute alla sua convivente, già sua socia con suo fratello, prima del sequestro. 
I due bar hanno riaperto grazie alla convivente! 
Ho chiesto che la Prefettura valuti l’emissione di una nuova interdittiva e comunque si valuti anche la veridicità della documentazione emessa allora. Le quote sono state dissequestrate ma gli elementi per l’applicazione dell’interdittiva antimafia potrebbero rimanere tutti. 
Il sequestro e l’interdittiva sono due cose molto diverse. Il primo provvedimento mira a spogliare della proprietà la persona perché accusata di aver acquisito quel bene mobile o immobile grazie ai proventi dell’azione criminale o comunque non dimostrando la loro provenienza lecita. L’interdittiva antimafia, frutto dall’informativa, blocca l’attività, senza sequestrare alcunché, perché la Prefettura ravvisava il tentativo e sottolineo tentativo di infiltrazione mafiosa. 
Io, per il momento, né in San Gottardo, né in Tolstoi entrerò. 

28 agosto 2021

L'Operazione Hidden Park e gli investimenti che puzzano di riciclaggio da Siena a Milano.

IRPI (Investigative Reporting Project Italy), con Lorenzo Bagnoli e Sara Lucaroni, torna su Igor Bidilo. Un uomo d’affari kazako che dal 2015 ha investito a Siena i proventi guadagnati in Russia con il petrolio, finito sotto inchiesta in Svizzera e in Italia con accuse di riciclaggio internazionale. "In questi anni si è comprato mezza Siena, perfino il marchio delle pasticceria Nannini". Così scrivevano Leo Sisti e Paolo Biondani su l'Espresso, che hanno dato per primi, un anno fa, l'informazione che l’"oligarca", il cui nome compariva nei Fincen Files, era finito sotto inchiesta con l'accusa di riciclaggio.

Ora Irpi rilancia e approfondisce: "L’operazione Hidden Partner ipotizza un sistema di riciclaggio internazionale che approda a Siena, Roma, Firenze e Milano dopo passaggi di denaro in società e conti bancari in Svizzera, Cipro, Estonia, Lettonia, Francia, Isole Vergini Britanniche, Russia e Austria. ... Cinque misure restrittive, perquisizioni e sequestri per 14 milioni di euro in beni immobili e disponibilità liquide". Nelle indagini sono coinvolti anche il presidente della Camera di commercio di Siena e Arezzo e un giudice della Corte dei Conti.

"Secondo i risultati dell’indagine, in quegli anni il gruppo ha evaso oltre 50 milioni di euro attraverso la costituzione di una società di trading petrolifero nelle Isole Vergini Britanniche, la Somitekno Ltd, con uffici a Tallinn in Estonia".


"L’indagine della Guardia di Finanza è partita da controlli sugli investimenti della Sielna srl il principale veicolo dei denari di Igor Bidilo in Italia".

La Sielna di cui Bidolo è titolare effettivo, ha fatto investimenti non solo a Siena, ma anche a Milano. Il Valentino vintage in Corso Monforte 16 e il Nannini in piazza Diaz 7, dopo l'acquisizione della Real 2 srl. 

Il 12 novembre 2019, avevo fatto richiesta per capire chi avesse investito in un ristorante di Corso Monforte 16. Il Valentino Vintage. Di Bidilo non se ne parlava ancora. 

La SCIA di subingresso era stata presentata il 31 marzo 2017 a nome di Marco Del Favero e per conto della società Real 2 srl.
Successivamente, nel marzo 2019, la società aveva modificato sia la ragione sociale, in CAFFETTERIE NANNINI ITALIA SRL,  sia l'Amministratore Unico, che era diventato Cataldo Staffieri (ex La Cascina, Mafia Capitale) 
Dalla Direzione Commercio mi scrissero anche che la società era titolare di altra attività di somministrazione in Piazza Diaz 7, per la quale ha appunto presentato la comunicazione di variazione della ragione sociale allegando l'atto notarile. Allora Chicchetteria. Ora con il marchio Nannini.
Dall'analisi della visura compare che nel 2018 procuratore speciale della Real 2 poi Caffetterie Nannini Italia srl era Vincenzo Morabito. Prima di lui Bruno Romeo, figlio di Salvatore Romeo e nipote di Giosofatto Molluso. Entrambi appartenenti alla criminalità organizzata di origine calabrese.
Vincenzo Morabito, ci dice Davide Milosa de Il Fatto, nell'articolo, 
Appalti Milano, il prof della Bocconi e il nipote del boss fanno affari insieme, viene citato nell’indagine “Mensa dei poveri”. 

Milosa citando gli atti scrive che “Morabito” ha “partecipazioni in numerose società (…) dalla consulenza aziendale alla ristorazione agli affari immobiliari”. Una, la Hermas srl, è proprietaria del ristorante Valentino Vintage di corso Monforte 16. “Presso queste società – scrivono i carabinieri – è stabile il legame tra Morabito e Romeo, il quale ricopre la qualifica di procuratore”. I due vanno in tandem. Di più: l’incremento di reddito di Morabito “passato da 99 mila euro nel 2011 a 421 mila nel 2015” corrisponde alla “stessa epoca in cui Bruno Romeo è comparso nelle società”.

Morabito è professore associato presso università Bocconi.
Dopo aver scritto il post l'avvocato del prof. mi ha intimato di rimuoverlo citando una sentenza del Garante della Privacy dell'anno scorso
 Mi scrissero che "qualora dovesse ripubblicare il post non potremo fare altro che procedere alla tutela degli interessi del nostro cliente in tutte le sedi opportune considerato che il testo da lei non solo citato, ma anche linkato ipertestualmente, rappresenta una grave lesione all'immagine del prof. Morabito e, pertanto, non può essere tollerato che il testo ritorni consultabile e visibile in un motore di ricerca per il tramite del suo blog quando il Garante aveva disposto la rimozione degli url di riferimento". 

Nella seconda mail delle tre a me dedicate dall'avvocato Vido e dall'avvocato Del Confetto, viene scritto anche che "In relazione, infine, al collegamento tra il nostro cliente con la società CAFFETERIA NANNINI ITALIA SRL vorremmo farle presente che alla data della cessazione della qualifica di procuratore da parte del professor Morabito la società aveva denominazione REAL2 SRL e non apparteneva al signor Igor Bidilo.", Infatti. "L'acquisizione da parte di SIELNA S.P.A. è del 15 novembre 2018, data successiva di due giorni alla revoca della procura al Professor Morabito, avvenuta in data 13.11.2018".

Comunque il filo rosso si vede. A mio avviso varrebbe la pena reciderlo con più determinazione. Questo il consiglio che spassionatamente do al prof. 

A Milano, infine, nella galassia Bidilo c'è anche la Ufficio Bocchetto srl. Parrebbe essere una società veicolo per la gestione dell’immobile nella medesima via al 15. A 100 metri da Piazza degli Affari. Gli  spazi commerciali a piano terra non vengono utilizzati da tempo.

Io non ci entro in Piazza Diaz. In Corso Monforte, non sarei entrato comunque.

8 agosto 2021

Le Olimpiadi Milano-Cortina si avvicinano ma non c’è ancora un protocollo antimafia

(Articolo pubblicato da Stampoantimafioso)
I dati di Expo 2015 sono ancora impressi nella memoria degli addetti ai lavori: 97 interdittive antimafia relative a 67 imprese. Francesco Paolo Tronca, allora prefetto di Milano, stimò il valore dei contratti che rischiavano di andare alle aziende oggetto di tentativi di infiltrazione mafiosa: erano pari a 200 milioni di euro. Per difetto e al netto delle indagini per corruzione. I Protocolli siglati ebbero indiscutibilmente successo. Tronca in Commissione Bicamerale Antimafia ricordò che la maggior parte dei lavori risultava al di sotto della soglia dei 150 mila euro: “Ciò vuol dire che le imprese risultate infiltrate avevano mirato a contratti che, secondo le regole ordinarie e se non si fossero seguite le regole della tutela rafforzata previste dal Comitato per l’alta sorveglianza delle grandi opere (CCASGO), non sarebbero stati oggetto di controlli».

Il CCASGO nasce con il D.L. 135/2009 (convertito in legge 166/2009). Ben 6 anni prima dell’evento. Dal CCSAGO nasce il primo di tutti i protocollo per Expo. Sottoscritto il 13 febbraio 2012. Ne seguiranno altri 4. L’ultimo un anno prima dell’apertura della kermesse internazionale. Per i Giochi Invernali del 2026 Milano – Cortina. Nulla. Per il momento non se ne parla. Nè di rischi, né tantomeno di protocolli, Indiscutibile il fatto che gli investimenti siano molto minori rispetto a Expo 2015. Molto maggiori soprattutto per il valore delle opere connesse (Darsena, M4, M5, Via d’acqua) anch’esse oggetto del Protocollo, per gli investimenti relativi alla costruzione dei padiglioni stranieri e della gestione dell’intera durata dell’evento, 6 mesi contro i 17 giorni dei Giochi invernali.

Il dossier della candidatura di Milano – Cortina 2026 aveva parlato di 1,3 miliardi di euro che rientreranno attraverso il contributo diretto del Cio (un miliardo) e la quota relativa ai top sponsor, sponsor locali, vendita dei biglietti. Il Governo pagherà tutte le spese per la sicurezza (415 milioni di euro). Sono 14 le sedi di gara già esistenti, 4 vanno solo restaurate (42 milioni da spendere per la pista di bob). Il palazzetto del ghiaccio da costruire, ex novo, a Santa Giulia. Così come il Villaggio olimpico nello scalo di Porta Romana. Il giro d’affari complessivo secondo la Bocconi e La Sapienza sarà di 4,2 miliardi di euro

Al primo Protocollo Expo avevano aderito: Assimpredil, Assolombarda, Direzione territoriale del lavoro di Milano, le Organizzazioni Sindacali (CGIL, CISL, UIL, FILLEA CGIL, FILCA CISL e FENEAL UIL). Dodici gli articoli che componevano il Protocollo Expo. Ecco la sintesi delle attenzioni messe in campo: informazioni antimafia generalizzata e indipendente dalle cifre dei contratti; controllo accessi, badge, settimanale di cantiere; piattaforma informatica sulla quale caricare i dati delle aziende appaltanti e i dati di accesso ai cantieri; obbligo di denuncia di ogni tentativo di estorsione, intimidazione o richiesta di tangenti, pena esclusione o commissariamento; accordo tra Polizie locali per controlli puntuali sui camion in uscita dai cantieri.

Ora il CCASGO è stato sostituito dal CCASIIP (Comitato di Coordinamento per l’Alta Sorveglianza delle Infrastrutture e degli Insediamenti Prioritari), ma gli obiettivi sono gli stessi: “L’organismo collegiale” si legge sul sito del Ministero dell’Interno “è una risposta, in termini di contrasto e di prevenzione ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale”. A differenza di Expo, per le olimpiadi alcune opere saranno costruite da privati. Milano Santa Giulia spa (MSG) ha firmato la variante dell’accordo di Programma per Santa Gulia, che prevede la costruzione del PalaItalia. Il Fondo Porta Romana (Coima Sgr, più Covivio, più Prada Holding), ha acquistato l’area ferroviaria dismessa da Sistemi Urbani e ha l’obbligo di costruire il Villaggio Olimpico.

Il problema però sta qui: se per Expo gli investimenti erano pubblici (discorso a parte per i padiglioni stranieri). Pubblica anche la stazione appaltante. Per le Olimpiadi del 2026 e per alcune opere strategiche, milanesi, ad aggiudicare gli appalti saranno i privati. Aziende internazionali, quotate in borsa, fondi immobiliari. Il Colonnello Samaja, ex Capo Centro della DIA milanese il 30 marzo scorso, durante la seduta di commissione Antimafia dedicata alla relazione semestrale DIA era stato perentorio. Un Protocollo per le Olimpiadi? “È chiaro che ci sarà. Un metodo di lavoro identico a quello utilizzato per Brebemi e per Expo. C’è tempo, non tantissimo, ma è argomento all’attenzione della Prefettura”.

Più recentemente, a inizio agosto, abbiamo avuto in Commissione Antimafia chi, attualmente, possiede l’area su cui sorgerà il PalaItalia. Ci ha dato ottime garanzie, sia sul controllo all’accesso dei mezzi e degli uomini nei cantieri, sia sull’uso sistematico per le categorie più a rischio delle aziende iscritte alla White List della Prefettura. Ora sappiamo, però, che Milano Santa Giulia spa è in procinto di formalizzare la vendita dell’area su cui sorgerà il PalaItalia a EVD Milan. Sarà la filiale italiana della CTS Eventim a costruirlo. Tutto vanificato dunque? Come potranno le attenzioni di Milano Santa Giulia spa riverberarsi su EVD Milan? Che certezze abbiamo?

Alessandro Meneghelli, Direttore pianificazione urbanistica e programmazione di MSG spa è stato chiaro: “Abbiamo dei controlli stringenti negli accessi ai cantieri, sul profilo imprenditoriale dei nostri appaltatori, Esigiamo clausole risolutive per i subappalti e subcontratti, anche per ciò che riguarda al sicurezza del lavoro. Il PalaItalia, però, sarà opera privata, realizzata con fondi privati e sarà una società straniera a realizzarlo. Noi abbiamo determinate attenzioni. Però poi ci scontriamo con delle realtà straniere che non sempre ci seguono e accolgono le nostre richieste”. E ricordiamocelo: quanto ci è stato detto in commissione dall’ingegner Meneghelli, rappresenta solo una porzione dei possibili e doverosi controlli previsti per Expo e comunque insufficienti per un evento importante e di rilievo mondiale. Coima invece non ce l’ha fatta a garantire la sua presenza prima della pausa estiva. Il suo contributo lo offrirà a settembre. Ha promesso che ci invierà materiale utile per capire.

Da quanto abbiamo saputo e capito, né la Fondazione creata per l’organizzazione e la gestione delle Olimpiadi invernali 2026, né alcuno dei grossi “player” internazionali è stato coinvolto dal Ministero dell’Interno per avviare un analogo percorso di difesa dell’evento dagli interessi criminali mafiosi, come quello pensato e realizzato per Expo. Penso proprio che ora si dovrà correre oppure qualcuno ci dovrà spiegare perché.