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29 febbraio 2024

Le liste degli impresentabili, le ovvietà (mai tali) e gli eccessi (dannosi)

Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, annuncia l'intenzione di voler modificare il Codice di autoregolamentazione delle candidature. Le modifiche riguarderebbero "il quarto grado per i reati di mafia". 

Istituito nel 2014, voluto da Rosy Bindi, il codice si applica a tutti i tipi di elezione e “suggerisce” l'esclusione dalle liste di chi sulla base ad alcuni criteri il più possibile oggettivi (precedenti penali), viene definito, giornalisticamente, impresentabile. 

Non ha un valore legislativo rispetto ai criteri relativi alla incandidabilità e ineleggibilità  e i partiti aderiscono volontariamente. 

"Pongo una questione etica” ha sostenuto Colosimo, “che è diversa da quella morale (faccio fatica a capire differenza NDR). Non possiamo essere una sorta di Santa inquisizione, ma dobbiamo essere un argine insuperabile per i mafiosi". Proprio sulle liste di proscrizione ci si è scontrati in passato e duramente, tra partiti. E pare che Colisimo voglia sorprendentemente esagerare. "Il vincolo familistico" dice Colosimo, "è essenziale per la criminalità organizzata... Le responsabilità penali sono e restano personali. Ma se tuo fratello o chi per lui è un esponente della criminalità organizzata tu devi provare che non lavori per lui". 

La proposta non la si capisce nel dettaglio. Si intuisce che chi abbia parenti mafiosi non possa essere candidato (così è stata interpretata e criticata da Forza Italia) oppure debba superare delle prove specifiche per poterlo fare. Nel passato ho criticato chi, parente di persone condannate per mafia, non aveva dichiarato in sede di candidatura questo legame. Non aveva precedenti, ma era grave non avesse detto nulla a nessuno. Tanto grave quanto, chi sapendolo, non gli ha chiesto nulla da dichiarare pubblicamente agli elettori.

Sono convinto che un parente di mafioso, come fece Peppino Impastato, se si vuole candidare, lo possa fare e sono convinto sia un errore non candidarsi unicamente per la parentela. Senza neanche tirare in mezzo la responsabilità penale personale richiamata dalla Costituzione.

E’ fondamentale però che tutti sappiano la parentela tra candidato e mafioso, già in campagna elettorale. In piena trasparenza e assunzione di responsabilità. Proprio per questo legame sarà lui il paladino del contrasto agli interessi criminali mafiosi in quella lista!

Se ciò non accade allora, si, che è grave. Per questo i partiti dovrebbero prevedere nei propri codici etici, un giusto motivo per allontanare il candidato o l’eletto, rimuovendolo da qualsiasi incarico, se non ha dichiarato pubblicamente e preventivamente all’elezione o alla nomina di quel legame famigliare

1 febbraio 2024

Nove su dieci aziende inserite nella White List di Milano aspettano ancora una pronuncia della Prefettura

Emerge un problema enorme nella certificazione antimafia delle aziende milanesi: l’87,2 per cento delle richieste per ottenere la certificazione rimane invaso. Sul sito della Prefettura c’è l’accesso alla White List milanese: aziende certificate, libere da tentativi di infiltrazione mafiosa.

Sono 3191 le potenziali possibilità che la White List della Prefettura milanese mette a disposizione del mercato. Divise per 10 categorie diverse, nella lista si trovano aziende che si occupano di trasporto terra, trattamento e di smaltimento dei rifiuti, guardiania, nolo a caldo e nolo a freddo, scavi, catering e ristorazione, servizi cimiteriali. Molte aziende hanno chiesto di essere iscritte per più categorie.

Su 3191 però, 1055 sono posizioni in aggiornamento e 1727 sono posizioni ricoperte da aziende ancora in attesa di iscrizione. Aziende che aspettano ancora la prima certificazione antimafia. Con dei casi limite: la Coimec aspetta dal 2015 una risposta. La Ageco e la DSV aspettano dal 2016. E ben 14 dal 2017.

Quindi sul totale delle posizioni utilizzabili dal mercato privato e pubblico, ben 2782 posizioni risultano non ancora certificate o aggiornate. L’87,2 per cento.

In teoria, quindi, posizioni ricoperte da aziende che potrebbero aver perso o non aver diritto al titolo di azienda libera dalle infiltrazioni mafiose, ma che per la norma italiana e per le difficoltà evidenti della Prefettura rimangono ancora nella white list.

E' fondamentale dare risorse e personale per dare pieno utilizzo ad un'arma eccezionale, ma spuntata

Le interdittive in Italia aumentano, nonostante la riforma del 2022.

Tornano a salire le interdittive antimafia dopo la flessione registrata nel 2022: lo scorso anno sono stati infatti 2.007 contro i 1.495 dell’anno precedente, con un aumento del 34,2% (e del 30,2% rispetto al 2019).
Questi i dati nazionali forniti dal Ministero dell'Interno e rielaborati da Il Sole 24 Ore.

Cresciute del 32.5% le comunicazioni interdittive antimafia (frutto dei precedenti penali delle figure apicali) e del 36,3% le informazioni interdittivi (frutto di una valutazione discrezionale della Prefettura).

In vetta alla classifica delle regioni c'è la Campania. con 490 interdittive (279 comunicazione e 211 informazioni). Segue la Sicilia. con un totale di 390 interdittive (187 comunicazioni e 203 informazioni). cresciute dell'84%; rispetto al 2022. In Calabria il numero assoluto resta alto 265 ma in calo dei 2,9% rispetto al 273 del 2022. La provincia di Foggia traina l'incremento con 142 provvedimenti dei prefetti contro i 52 dell'anno prima.  Al Nord la regione con più interdittive è sempre l'Emilia-Romagna. sono state 215. Sono invece solo 70 i provvedimenti emanati in Lombardia. in calo del 16.7% rispetto agli 84 dell'anno precedente. Nella provincia di Milano sono stati 36 (erano 33). A Roma si sono decuplicati a 57. 

Nell’immaginare quali sarebbero stati i primi effetti della riforma del Codice antimafia (CAM)  alla luce dell’entrata in vigore nel 2021 (decreto legge in tema di “Disposizioni urgenti per  l’attuazione del Pnrr e per la prevenzione delle  infiltrazioni mafiose”) eravamo stati molto cauti*, per non dire scettici, su quella che sarebbe  potuta essere la reale efficacia della principale novità introdotta.  

La riforma, infatti, ha introdotto due importanti novità ** a tutela delle aziende potenzialmente  a rischio di essere colpite da una informazione interdittiva: quella relativa all’instaurazione  di un contraddittorio all’interno del procedimento e quella della cd. prevenzione collaborativa  prevista dall’art. 94 bis del Codice antimafia. Ed eravamo piuttosto convinti diminuisse le informative antimafia interdittive.

Ora invece i dati per gran parte delle regioni italiane riprendono a crescere. Indiscutibilmente un'ottima notizia. Per capire meglio la reale portata della riforma del 2021 ora dovremmo avere però dati almeno delle collaborazioni preventive. Ma non vengono forniti. Li recuperammo solamente per la Prefettura milanese: ben venticinque sono state le informazioni  interdittive con preavviso utilizzando il contraddittorio. Ma solo due non sono state adottate  al termine del contraddittorio. È stato emesso,  invece, un unico provvedimento di collaborazione preventiva.

Un peccato non vengano forniti i dati. Potrebbero dare un quadro più completo. Soprattutto in quelle provincie in cui le interdittive sono diminuite. Si potrebbe capire se la riforma è stata recepita oppure è rimasta sulla carta.

*Alcuni brani sono tratti da un articolo a mia firma e a firma di Ilaria Ramoni pubblicato sul Report di Legambiente sulle Ecomafie

** In buona sostanza, ora, il Prefetto, se all’esito degli approfondimenti delle Forze di Polizia,  ritiene sussistenti i presupposti per l’adozione dell’informazione interdittiva antimafia e che  non vi siano ragioni di celerità del procedimento, dà comunicazione al soggetto interessato  indicando gli elementi sintomatici dei tentativi di infiltrazione mafiosa. Con tale  comunicazione è assegnato un termine non superiore ai venti giorni per presentare  osservazioni scritte difensive ed evitare l’adozione dell’interdittiva antimafia che, si sa, è  temuta anche perché blocca la possibilità di partecipare a gare pubbliche, vedersi  definitivamente aggiudicato l’appalto o proseguire l’appalto aggiudicato. La procedura del  contraddittorio si conclude entro sessanta giorni dalla data di ricezione della comunicazione. 

Con la riforma del Codice antimafia del 2021 viene introdotta, come detto, anche la  prevenzione collaborativa che si applica qualora il Prefetto accerti che i tentativi di  infiltrazione mafiosa siano riconducibili a situazioni di agevolazione occasionale.  Da questa ipotesi nasce un “serrato” scambio di richieste e di documentazione grazie al  quale la Prefettura monitorerà l’azienda per un periodo intercorrente da un minimo di sei  mesi ad un massimo di un anno. Durante questo periodo l’azienda può continuare a operare  quindi rimanere in cantiere, trasportare rifiuti, movimentare terra e così via.  Il Prefetto di Matera, Sante Capponi, scrive “Tale provvedimento si pone come alternativa  all’informazione antimafia interdittiva, ed è attivabile nei casi in cui l’influenza mafiosa abbia  un’intensità tale da farla reputare esclusivamente occasionale”. 

L'atto di "prevenzione collaborativa" comporta, tra le altre cose, per la società destinataria,  la sottoposizione, per un periodo massimo di dodici mesi, ad alcune misure specifiche di  revisione del Modello 231, di comunicazione di specifiche attività al gruppo interforze  antimafia, di specifiche prescrizioni e la possibilità che vengano nominati massimo tre  esperti iscritti nell'albo degli amministratori giudiziari, con il compito di svolgere attività di ausilio alla società, finalizzata all'attuazione delle misure di prevenzione collaborativa.  Durante tale periodo di “controllo e sostegno” la società è comunque iscritta nella White List  delle Prefettura come azienda libera da tentativi di infiltrazioni mafiose. 


21 gennaio 2024

Sesta Direttiva antiriciclaggio, registro dei titolari effettivi, trattativa tra Parlamento e Consiglio

Giornalisti, organizzazioni della società civile, istituti di istruzione superiore, potranno accedere al registro dei titolari effettivi nazionali, interconnessi a livello europeo. 

La decisione, ancora provvisoria, è stata raggiunta dai negoziatori del Parlamento europeo* con la presidenza belga del Consiglio europeo ed è finalizzata alla redazione della sesta direttiva antiriciclaggio proposta per la prima volta dalla Commissione nel luglio 2021 e discussa in due commissioni parlamentari.

Gli stati membri dovranno invece garantire un accesso immediato, non filtrato, diretto e gratuito alle informazioni sulla titolarità effettiva (le persone fisiche che possiedono o controllano le società private) per le autorità competenti, gli organi di vigilanza, le autorità fiscali, la neonata autorità antiriciclaggio europea,, la Procura europea, il Comitato europeo per la lotta antifrode Ufficio (OLAF), Europol ed Eurojust.

Se quest'ultima decisione, mai messa in dubbio, migliorerà la qualità delle indagini e delle segnalazioni di operazioni sospette a rischio riciclaggio, la prima, di cui ho dato notizia in apertura del post, sospesa nel novembre 2022 dalla Corte di Giustizia Europea**, darà finalmente garanzie che ci sia anche un controllo pubblico che permetta la realizzazione di inchieste su piccole, grandi e medie organizzazioni criminali, riciclaggio e conflitti di interesse.

L'accesso avrà validità triennale e sarà a pagamento. Manca invece l’accesso generalizzato e gratuito per le Pubbliche Amministrazioni e in sede di recepimento faremo battaglia. 

Ricordo, che in Italia manca ancora il Registro dei Titolari effettivi la cui pubblicazione è stato bloccata da una recente sentenza del Tar che entrerà nel merito a marzo 2024. L’Italia è ultima in Europa. Il Lussemburgo, per esempio, rese accessibile il registro nel settembre 2020.

Altre decisioni.

  • L'accesso al registro per giornalisti e organizzazioni sarà concesso entro 12 giorni lavorativi e avrà validità triennale. Gli Stati membri rinnoveranno automaticamente l’accesso, ma lo revocheranno o lo sospenderanno anche in caso di abuso. Le tariffe di accesso saranno ragionevoli, in modo da non compromettere l’effettivo accesso alle informazioni;
  • L'unità di informazione finanziaria (UIF) avrà maggiori poteri per analizzare e individuare casi di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo, nonché per sospendere transazioni, conti o rapporti d'affari sospetti;
  • Le FIU e le altre autorità nazionali competenti avranno accesso alle informazioni sulla titolarità effettiva, sui conti bancari, sui registri catastali o immobiliari o su alcuni beni di valore elevato (trasferimento di proprietà con una soglia di 250.000 euro per le automobili e 7,5 milioni di euro per yacht e aerei);
  • Non verranno cambiati i criteri per identificare il titolare effettivo. Il Paramento chiedeva di ridurre dal 25 al 5% la quota posseduta direttamente o indirettamente o controllata per identificare il titolare effettivo, ma non è stata accolta né oggetto di trattativa..

* Rappresentanti commissioni Affari economici e monetari (ECON) e Libertà civili, giustizia e affari interni (LIBE).

** Il legislatore dell'Unione aveva sancito che i diritti di riservatezza, tranne eccezioni, erano meno importanti da salvaguardare, mira a prevenire il riciclaggio e finanziamento del terrorismo e che l'accesso del pubblico alle informazioni sulla titolarità effettiva è appropriato per contribuire al raggiungimento di tale obiettivo
La Corte ha ritenuto, tuttavia, che l'ingerenza comportata da tale misura non sia limitata a ciò che è strettamente necessario, né proporzionata all'obiettivo perseguito. Il regime introdotto dalla Quinta direttiva lede, secondo la Corte, i diritti fondamentali garantiti dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea: rispetto della vita privata e della vita familiare e protezione dei dati di carattere personale.

20 gennaio 2024

Letizia Bonelli e il diritto all'oblio. Le inchieste de Il Fatto e di Report. Per non dimenticare.

Il 14 gennaio scorso la trasmissione Report inizia un servizio sulla mafia radicata nel nord Italia, parlando di Letizia Bonelli, descritta come la signora dei salotti milanesi.
Letizia Bonelli viene citata per la prima volta in un articolo di Davide Milosa su Il Fatto Quotidiano nel novembre 2021.
Questi gli elementi che emergono dalle due inchieste.
Letizia Bonelli nasce a Gela nel 1970, da sempre milanese, ha una lunga relazione sentimentale con Gianluca Favara, l’uomo che si occupava di riciclaggio in Lombardia per la cosca dei Bellocco di Gioia Tauro.
Secondo le indagini Letizia Bonelli avrebbe avuto ruoli occulti, seppure marginali, all’interno delle società di Favara che operavano in favore della ‘ndrangheta. 
A Report la Bonelli dichiara di incontrare pregiudicati perché, come si evince dal suo Instagram, si occupa di diritto all’oblio.
"Rientrano probabilmente nelle sue competenze in materia di diritto all’oblio", dice Mottola, anche i rapporti con Sergio Cangemi, imprenditore accusato di riciclaggio al servizio della cosca De Stefano. A vantaggio di Cangemi, Letizia Bonelli avrebbe fatto da mediatrice con una vittima di estorsione, l’imprenditore Valter Bentivenga.
Letizia Bonelli è amica di Massimiliano Buonocore, figlio dell’ex dirigente di Forza Italia Luciano Buonocore, uno dei fondatori del Popolo delle Libertà. Massimiliano Buonocore, ricorda Milosa, è citato più volte nell’inchiesta Redux Caposaldo. In quell’inchiesta Buonocore non sarà indagato e nonostante questo l’allora giudice per le indagini preliminari Giuseppe Gennari scrive: “Max Buonocore è uno dei collettori osmotici del gruppo Flachi. È uno di quei personaggi che garantiscono alla consorteria criminale la partecipazione coperta alla vita politica ed economica della città”.
Insieme a Massimiliano Buonocore, Letizia Bonelli partecipa a Cirò Marina, in Calabria, a incontri con importanti boss della cosca mafiosa locale, come Pasquale Morabito e Giuseppe Spagnolo. Obiettivo dell’incontro, secondo il Ros, riportato dalle due testate, era la partecipazione al business dei corsi di formazione.
Dai due servizi giornalistici emerge che Letizia Bonelli compare anche nell’inchiesta Mentore della Dia Milanese, sull’infiltrazione dei clan nella sanità lombarda, emergono i rapporti di Bonelli (non indagata) con i vertici dei clan milanesi. Tra questi Salvatore Muià, trafficante e parente del boss di Cittanova, Vincenzo Facchineri, entrambi arrestati nell’ottobre 2021, dalla Dda di Brescia per un giro di estorsioni. Facchineri risulterà in contatto con il “capo” della curva dell’Inter prima dell’omicidio Boiocchi.
Più volte intercettata dalla Procura di Milano con Giuseppe Fidanzati, figlio boss di Cosa Nostra in Lombardia Gaetano Fidanzati.
Per non dimenticare

1 gennaio 2024

Global tax evasion report 2024 di EuTax Observatory

Di seguito alcuni spunti schematici emersi dall'analisi del Global tax evasion report 2024 di EuTax Observatory, un think tank della Paris School of Economics.

  1. Se si considera soltanto il patrimonio finanziario, escludendo quindi gli immobili, in sei anni hanno varcato la frontiera italiana 159 miliardi di euro, che si sono aggiunti ai 74 miliardi già fuggiti in precedenza. Il risultato è stato un balzo a tre cifre: +144% nell’arco di così poco tempo.
  2. L'evasione fiscale offshore si è ridota di circa tre volte negli ultimi dieci anni grazie allo scambio automatico di informazioni bancarie in vigore dal 2017, applicata oggi, nel 2023, da più di 100 Paesi.
  3. Il 25% della ricchezza offshore precedentemente detenuta sotto forma di attività finanziarie potrebbe essere stata convertita in beni immobili per sottrarsi al radar dello scambio automatico di informazioni tra stati.
    1. Nel 2021, più di 140 Paesi e territori si sono accordati per applicare la misura innovativa di un’imposta minima del 15% sui profitti delle multinazionali. Una lista crescente di scappatoie ha ridoto di 2 volte il gettito previsto. 
    2. I miliardari globali hanno aliquote fiscali effettive pari allo 0% - 0,5% del loro reddito, a causa del frequente utilizzo di società di comodo (complesse holding) per evitare la tassazione sul reddito, senza espratriare finanziariamente, rimanendo anche nel proprio paese di residenza. 


    Alcune delle pratiche di  cui si occupa il report, come l'omessa dichiarazione dei redditi percepiti su conti correnti offshore, sono chiaramente illegali. Altre, come il trasferimento di profitti a società di comodo prive di sostanza economica, si collocano in una zona grigia tra l'elusione e l'evasione. Altre ancora, come trasferirsi all'estero per beneficiare di regimi fiscali speciali progettati per attrarre individui  facoltosi, sono senza dubbio legali.

    31 dicembre 2023

    Annuario dell'Antimafia Lombarda 2023

    2 gennaio - In manette 5 ragazzi, accusati dell'incendio che aveva devastato la pasticceria "I 4 Mastri Grecchi" di via Pacini-

    13 gennaio - La Quarta sezione civile del Tribunale di Milano, ha condannato il Comune di Buccinasco a rendere accessibili le parti comuni della villetta di via Nearco alla signora Adriana Feletti, moglie di Rocco Papalia, boss di 'ndrangheta, 

    25 gennaio - Appaiono delle scritte sulla chiesa sul muro della di San Pietro e Paolo a Corsico. in parte incomprensibili e che inneggiano a un Papalia

    28 gennaio - Apertura dell'anno giudiziario a Milano. Attenzione alle scarcerazioni dei boss di 'ndrangheta a fine pena".  Il radicamento delle mafie al nord torna al centro.

    21 marzo - La Giornata delle Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie si tiene a Milano

    19 aprile - Nominata Paola Pollini, M5S, nuova presidente commissione antimafia regionale

    21 aprile - Riparte a Milano il processo per rendere piena giustizia aUmberto Mormile. educatore del carcere di Opera, ucciso perché testimone dei colloqui tra servizi segreti e Domenico Papalia. Omicidio rivendicato dalla Falange Armata. Sigla che compare per la prima volta proprio nel 1990, e che rivendicherà poi le stragi del 1992 e del 1993, il tentato omicidio di Costanzo, gli omicidi della Uno Bianca.

    28 aprile - Blitz di carabinieri e penitenziaria 30 arrestati collegati a 7 gruppi criminali legati al traffico di droga: dalla Barona a Rozzano, fino a Gratosoglio, Bruzzano, Comasina e Quarto Oggiaro. Gianluca Prisco Pm Procura di Milano: «La vendita di 600 chili vale 27 milioni di euro. E il gruppo (abbiamo una inedita alleanza tra 'ndrangheta e camorristi) riusciva a importare 300 chili di cocaina al mese"- A Quarto Oggiaro, via Giuseppe Ungaretti, via privata Maria Melato, via privata Tina di Lorenzo, via privata Trilussa: qui vengono fatti fuori cinque chili di coca al mese a 80 euro al grammo.

    5 maggio - Inchiesta Money Delivery A Milano ancora arresti per spaccio. Questa volta 48, eseguiti dalla Guardia di Finanza, coordinata dalla DDA milanese. L'inchiesta milanese si è svolta in contemporanea con altre due inchieste della DDA di Genova (16 arresti) e della DDA di Reggio Calabria (108), questa denominata Eureka. Marcello Viola Procuratore Capo: «... a Milano emerge l’imponente entità del narcotraffico in questo territorio, dove c’è un incrocio elevatissimo di domanda e offerta. Il mercato non ha alcuna flessione, anzi continua a crescere e si espande su droghe fino a oggi poco conosciute. Abbiamo ancora tanto lavoro da fare. E siamo pronti a farlo!"  Alessandra Dolci Coordinatrice DDA: "Milano è l’epicentro dell’importazione, stoccaggio e smistamento soprattutto di coca e droghe sintetiche. Chi si vuole occupare del business della coca deve per forza stringere accordi con rappresentanti delle famiglie calabresi".

    24 maggio 2023 - Esposto per riaprire le indagini sulla Falange Armata. Sigla che ha rivendicato la morte di 23 persone e ha causato più di 100 feriti. 

    7 agosto - Audizione Viola in Commissione antimafia parlamentare. Il Procuratore Capo parla del deficit di organico. Delle alleanze tra mafie nostrane e della crescente forza criminale di criminalità albanese e cinese. La Dolci sottolinea che non ci sono più reati spia estorsioni, incendi, summit, ma soprattutto reati fiscali

    26 agosto - Arresto di Dodaj "Edi" Edmond, 42 anni, albanese, ricercato in Italia da 10 anni. Deve scontare 15 anni di carcere per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Era al vertice di una organizzazione radicata a Milano che si occupava di importare dai Paesi Bassi tonnellate di cocaina, tra il 2006 e il 2008.

    30 agosto - Emesso dalla Direzione distrettuale antimafia della procura di Milano, il controllo giudiziario nei confronti di Cosmopol spa, società che opera nel settore dei servizi di vigilanza privata. Paolo Storari, durante l'audizione in Commissione Parlamentare Antimafia di inizio agosto, aveva ricordato l'intensa attività di controllo effettuata, in questi anni, dalla Procura milanese, sul fenomeno dei serbatoi di personale, cooperative, srl, utilizzate da grandi società, per esternalizzare, abbattendo i costi della manodopera, interi pezzi della produzione e dei servizi collegati.  Sono state coinvolte la TNT, Fiera di Milano, Spumador, Schenker, GLS, Esselunga, Fratelli Beretta. Alcune di queste società hanno utilizzato enti in mano alla criminalità organizzata i Flachi e i Maiolo, le famiglie di Cosa Nostra di Pietraperzia, che, con la forza dell'intimidazione, azzeravano le rivendicazioni sindacali.  "... queste cooperative spurie in mano alla 'ndrangheta non si comportano tanto da 'ndranghetisti, si comportano come operatori commerciali illegali, con una riserva di violenza". 

    5 settembre - Maxi blitz di carabinieri e Guardia di Finanza coordinati dalla DDA di Brescia: 33 arresti per estorsioni e fatture false. Coinvolto il clan ndranghetista della famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto.

    7 settembre - Viene estradato Alket Hatija, 50enne, albanese. Condannato a 20 anni di carcere, capace di portare in un solo anno, tra il 2003 e il 2004, 340 chili di eroina e 200 chili di cocaina a Milano, per un valore di 45 milioni di euro almeno. 

    17 ottobre - 58 arresti, 128 milioni di euro sequestrati, per traffico di droga. L’inchiesta fa emergere alleanze tra pezzi della criminalità albanese, servizi bancari abusivi gestiti da soggetti di nazionalità cinese, che con il metodo fei’chi en, e i due fratelli Pellgrino italiani già coinvolti in un'altra indagine per traffico internazionale che portò all'arresto di Rosario D'Onofrio, ex Procuratore dell'AIA, l'associazione Italiana Arbitri.

    24 ottobre - Ordinanza della Dda milanese centrata sui reati di tipo fiscale: false attestazioni di crediti di imposte sui bonus edilizi e di Iva. Su 68 richieste di misure cautelari solo 11 concesse. Su otto richieste di arresto 416 bis nessuna concessa.

    25 ottobre - Ordinanze Inchiesta Hydra della Dda milanese. Richiesto il 416 Bis per 57 persone anche per per Cosa Nostra. Tutte respinte dal GIP. 

    17 dicembre - Paolo Bocedi Presidente di Sos Impresa viene coinvolto in un servizio di Report nel furto di un’opera d’arte.

    19 dicembre - Si ipotizza un 416 Bis per la Bande della Barona. Sarebbe la prima volta a Milano l’applicazione dell’articolo del Codice Penale a una nuova mafia, per di più di carattere locale in contatto con le altre organizzazioni mafiose nazionali.

    12 dicembre 2023

    La Mafia albanese in Italia. Alti e bassi di un fenomeno criminale in crescita

    Periodo nero per la mafia albanese in Italia? Non proprio.
    E' notizia di questi giorni la fuga di Dorian Petoku, albanese, 34 anni, al servizio di Fabrizio Piscitelli «Diabolik», ex capo della curva laziale, assassinato nell'agosto 2020. Fuggito il 7 dicembre scorso da un centro di recupero a Nola, in provincia di Napoli. 
    Ci era finito perché tossicodipendente, nonostante il parere contrario della procura e dopo solo un anno passato dei 12 a cui era stato condannato a seguito dell’inchiesta Grande raccordo criminale. 
    Il 25 agosto invece, veniva arrestato, in Albania, Dodaj "Edi" Edmond, 42enne ricercato in Italia dal 2013, condannato a 15 anni di carcere per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Al vertice tra il 2006 e il 2008 di una organizzazione radicata a Milano che si occupava di importare dai Paesi Bassi tonnellate di cocaina. 

    Il 7 settembre, invece, veniva estradato Alket Hatija, 50enne, anche lui albanese, condannato a 20 anni di carcere, capace di portare in un solo anno, tra il 2003 e il 2004, 340 chili di eroina e 200 chili di cocaina a Milano, per un valore di 45 milioni di euro almeno. 

    A Milano a metà ottobre un'indagine enorme, passata via, senza lasciare particolare traccia negli organi di stampa: 58 arresti, 128 milioni di euro sequestrati, per un traffico di droga che vede consorziati pezzi della criminalità albanese, servizi bancari abusivi gestiti da soggetti di nazionalità cinese, che con il metodo fei’chi en, trasferiscono milioni di euro dall'Italia alla Spagna e due fratelli italiani già coinvolti in un'altra indagine per traffico internazionale che portò all'arresto di Rosario D'Onofrio, ex Procuratore dell'AIA, l'associazione Italiana Arbitri.

    Il Procuratore Capo di Milano Marcello Viola, durante la seduta del Seduta n. 7 di Martedì 1 agosto 2023, della Commissione parlamentare antimafia lo aveva detto: "In Lombardia agiscono anche quelle comunemente definite «nuove mafie, ... per esempio albanesi. In alcune parti del territorio, la criminalità albanese sembra aver assunto una forma di monopolio o comunque di preponderanza operativa nella gestione delle attività di distribuzione degli stupefacenti". Della mafia albanese avevo scritto ad aprile 2022.

    Oggi i clan albanesi difficilmente lasciano traccia dei proventi delle attività criminali. I guadagni milionari vengono fatti entrare in patria dove molti dei broker e narcotrafficanti hanno costruito interi villaggi e resort di lusso. Beni molto più complicati da raggiungere con ordini di confisca di natura internazionale. Però, non si può portare alla memoria una inchiesta che rappresenta forse una svolta: l'inchiesta che ha portato all'arresto dell'ex direttore dell'Agenzia delle Dogane Marcello Minenna, figlia due distinte ordinanze di custodia cautelare: una proposta dalla Procura di Forlì, l'altra della Dda di Bologna. Ne avevo già scritto a giugno scorso.

    Il punto di contatto delle due indagini è Gianluca Pini, forlivese, fondatore della Lega, ex deputato per 3 legislature dal 2006 al 2018, accusato di corruzione e frode per aver messo in circolazione mascherine cinesi senza certificazione, "lucrando sulla crisi pandemica". 

    E' lui che contatterebbe Minenna per avere la possibilità di far entrare le mascherine in Italia promettendogli che la Lega lo avrebbe ricandidato a direttore delle dogane e ai monopoli, a lui conferito in quota 5 Stelle, durante il governo gialloverde.

    E' lui che è accusato di essere in collegamento con un altro imprenditore forlivese che avrebbe invece messo in campo le sue conoscenze legate alla malavita albanese e al narcotraffico "per approvvigionarsi di denaro da reinvestire in attività formalmente lecite o l'acquisto di immobili". 

    Ecco l'aspetto che vogliamo sottolineare. La mafia albanese a Forlì ricicla utilizzando un imprenditore italiano. 

    E' una novità assoluta. Non mi ricordo una notizia simile. La mafia albanese da anni cresce nella gestione dello spaccio di droga. Ma a parte qualche sospetto di riciclaggio nel calcio o nella ristorazione, non avevo mai letto di un indagine che individuasse gravi indizi di un legame tra il gruppo criminale e l'imprenditoria italiana.

    E' oggettivamente un salto di qualità per la Mafja Shqiptare. Così come viene denominata oltre adriatico. 

    29 novembre 2023

    Interdittive antimafia: sono ancora uno strumento utile (anche nel settore ambientale)?

    scritto da me e da Ilaria Ramoni

    Anche il Consiglio di Stato è ormai fermamente convinto nel ritenere massimo l’interesse che da anni muove le organizzazioni criminali di tipo mafioso nel settore ambientale e in particolare nel settore della gestione dei rifiuti. 
    La commissione di reati afferenti, in particolare, all’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti di cui all’art. 452 quaterdecies cp (ex art. 260, d. lgs. n. 152 del 2006) e inquinamento ambientale di cui all’art. 452 bis sono infatti considerati, nel contrasto alla criminalità organizzata, reati spia del pericolo di infiltrazione mafiosa nell’impresa. 
    L’attenzione dell’ordinamento per tali fenomeni illeciti è, pertanto, elevata, in ragione del disvalore sociale e del notevole danno, ambientale ma non solo, che l’infiltrazione di soggetti portatori di interessi contrastanti con gli interessi dello Stato-comunità comporta. 
    Il danno ambientale che deriva dalla raccolta, trattamento, smaltimento illecito di rifiuti, specialmente se speciali o pericolosi, è definitivo e, nella quasi totalità delle ipotesi, irreparabile con la conseguenza che sempre di più bisogna intervenire in una fase preventiva rispetto alla causazione del danno. È infatti di tutta evidenza che, alla stregua di altri beni giuridici, il bene ambiente non riceve una tutela adeguata se protetto esclusivamente mediante norme penali volte a reprimere un illecito che si è già perfezionato e che ha già prodotto danni e modifiche permanenti nella realtà naturale. 
    Appare evidente, pertanto, la stretta correlazione che intercorre tra la prevenzione del danno ambientale e le misure preventive che l’Autorità giudiziaria o amministrativa è chiamata a porre in essere in presenza del verificarsi di specifiche condizioni. Nel primo caso attraverso le misure preventive ablative o semi ablative previste dal Codice antimafia (CAM) e, nel secondo caso, in particolare attraverso le interdittive antimafia e le altre misure di natura amministrativa previste sempre dal Codice antimafia. Proprio per questo motivo riteniamo che, anche nell’ottica di una reale ed effettiva tutela dell’ambiente, essendo ciò normativamente previsto, non vada assolutamente sottovalutata la portata dirompente che possono e devono ancora avere le suddette misure preventive. 
    Il grafico riportato sopra e tratto dal sito del Ministero dell’Interno è piuttosto emblematico: le informazioni interdittive calano nel 2022 in maniera netta. I dati del primo semestre 2023 danno invece una chiave di lettura parzialmente diversa.
    Nell’immaginare quali sarebbero stati i primi effetti della riforma del Codice antimafia (CAM) alla luce dell’entrata in vigore nel 2021 del decreto legge in tema di “Disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose” eravamo stati molto cauti, per non dire scettici, su quella che sarebbe potuta essere la reale efficacia della principale novità introdotta.
    La riforma, infatti, ha introdotto due importanti novità a tutela delle aziende potenzialmente a rischio di essere colpite da una informazione interdittiva: quella relativa all’instaurazione di un contraddittorio all’interno del procedimento e quella della cd. prevenzione collaborativa prevista dall’art. 94 bis del Codice antimafia.
    In verità i dubbi li avevamo espressi già nel 2021, ancor prima che la riforma fosse adottata dal Parlamento, analizzando i diversi progetti di riforma, paventando il rischio che venisse depotenziata quella che, a nostro dire, era da considerarsi un’arma letale. Un’arma che aveva così tanto inciso nell’allontanamento di aziende da Expo e da tante, grandi e piccole, opere pubbliche. Un’arma che si è cominciato ad usare anche per far decadere le autorizzazioni legate alle SCIA delle attività commerciali. 
    Ricordiamo che l’interdittiva antimafia ha lo scopo di prevenire le infiltrazioni mafiose nel  mercato mediante l’interdizione delle imprese, che ne sono destinatarie, a contrarre con la  PA o a ricevere erogazioni pubbliche. Il Codice antimafia, all’art. 84, prevede due diverse  tipologie di documentazione antimafia, la comunicazione antimafia e l’informazione  antimafia, tra loro alternative.  
    Prima di addentrarci su quelle che noi valutiamo essere le prime prassi applicative della  riforma di cui sopra, e le prime valutazioni sulle ricadute operate dei nuovi istituti, occorre  fare memoria della procedura per come è stata riformata. 
    In buona sostanza, ora, il Prefetto, se all’esito degli approfondimenti delle Forze di Polizia,  ritiene sussistenti i presupposti per l’adozione dell’informazione interdittiva antimafia e che  non vi siano ragioni di celerità del procedimento, dà comunicazione al soggetto interessato  indicando gli elementi sintomatici dei tentativi di infiltrazione mafiosa. Con tale  comunicazione è assegnato un termine non superiore ai venti giorni per presentare  osservazioni scritte difensive ed evitare l’adozione dell’interdittiva antimafia che, si sa, è  temuta anche perché blocca la possibilità di partecipare a gare pubbliche, vedersi  definitivamente aggiudicato l’appalto o proseguire l’appalto aggiudicato. La procedura del  contraddittorio si conclude entro sessanta giorni dalla data di ricezione della comunicazione. 
    Con la riforma del Codice antimafia del 2021 viene introdotta, come detto, anche la  prevenzione collaborativa che si applica qualora il Prefetto accerti che i tentativi di  infiltrazione mafiosa siano riconducibili a situazioni di agevolazione occasionale.  Da questa ipotesi nasce un “serrato” scambio di richieste e di documentazione grazie al  quale la Prefettura monitorerà l’azienda per un periodo intercorrente da un minimo di sei  mesi ad un massimo di un anno. Durante questo periodo l’azienda può continuare a operare  quindi rimanere in cantiere, trasportare rifiuti, movimentare terra e così via.  Il Prefetto di Matera, Sante Capponi, scrive “Tale provvedimento si pone come alternativa  all’informazione antimafia interdittiva, ed è attivabile nei casi in cui l’influenza mafiosa abbia  un’intensità tale da farla reputare esclusivamente occasionale”. 
    L'atto di "prevenzione collaborativa" comporta, tra le altre cose, per la società destinataria,  la sottoposizione, per un periodo massimo di dodici mesi, ad alcune misure specifiche di  revisione del Modello 231, di comunicazione di specifiche attività al gruppo interforze  antimafia, di specifiche prescrizioni e la possibilità che vengano nominati massimo tre  esperti iscritti nell'albo degli amministratori giudiziari, con il compito di svolgere attività di ausilio alla società, finalizzata all'attuazione delle misure di prevenzione collaborativa.  Durante tale periodo di “controllo e sostegno” la società è comunque iscritta nella White List  delle Prefettura come azienda libera da tentativi di infiltrazioni mafiose. La riforma, dati alla mano, sembrerebbe aver ottenuto l’effetto di diminuire il numero di  interdittive e aver permesso a molte aziende di dimostrare l’eventuale errore di valutazione  della Prefettura, convincerla che i sospetti di infiltrazione mafiosa non fossero reali, oppure,  una volta valutati che non lo fossero, ha permesso a molte aziende di adottare politiche di  self cleaning governate da un amministratore giudiziario.  
    Per capire meglio la reale portata della riforma dovremmo avere dati scorporati per tipologia  di provvedimento: comunicazioni interdittive senza preavviso, informazioni interdittive con  preavviso, collaborazioni preventive ex art. 94 bis CAM e interdittive antimafia non adottate  a seguito di contraddittorio post preavviso. 
    Sarebbe sicuramente auspicabile e molto utile, oltre che interessante, che i dati complessivi  così strutturati venissero riportati e illustrati nella consueta relazione semestrale della DIA. I dati forniti dalla Prefettura di Milano ci vengono in aiuto in tal senso e, oltre ad essere  assolutamente significativi, sono coerenti con i dati forniti anche da altre Prefetture.  La Prefettura di Milano ha emesso, da novembre 2021, undici comunicazioni interdittive  senza preavviso e quindi senza contraddittorio. Ben venticinque sono state le informazioni  interdittive con preavviso utilizzando il contraddittorio. Ma solo due non sono state adottate  al termine del contraddittorio post preavviso ex art. 10 bis l. 241 del 1990. È stato emesso  unicamente un provvedimento di collaborazione preventiva ex art. 94 bis CAM e la  procedura attualmente non è conclusa essendo ancora in corso. 
    A Milano quindi, combinando i dati forniti dalla Prefettura con quelli forniti direttamente dal  Ministero dell’Interno, nel corso dei ventitré mesi in cui è stata applicata la norma per come  riformata, sono state emesse trentaquattro comunicazioni interdittive. Nell’anno 2019 erano  state trentacinque, nel 2020 solamente una, nel 2021 otto, nel 2022 sei e nel 2023, per il  momento, due. 
    Nei primi giorni del mese di ottobre 2023, il Prefetto di Lecco, Sergio Pomponio, aveva  annunciato di aver adottato sei interdittive antimafia nei confronti di altrettante attività  commerciali e di aver emesso, per la prima volta, un provvedimento di prevenzione  collaborativa ex art. 94 bis CAM, nei confronti di una società operante nel settore della  formazione.  
    A Caserta il Prefetto Giuseppe Castaldo, a fine settembre 2023 ha dichiarato di aver emesso  dal 2022 ad oggi settantadue provvedimenti interdittivi a cui si aggiungono “sette  provvedimenti di prevenzione collaborativa che hanno interessato società operanti  nell’ambito della coltivazione e importazione di ortaggi, dell’allevamento, della produzione  di prodotti caseari e della costruzione di edifici”. 
    A Mantova, invece, al nell’agosto 2022 viene adottata la prima misura di collaborazione  preventiva nei confronti di una società operante nel settore della ristorazione. Matera la sua  prima misura di prevenzione collaborativa la emette il 22 giugno 2022. A Reggio Emilia il  Prefetto Rita Cocciufa adotta il primo provvedimento di prevenzione collaborativa ai sensi  dell'art. 94 bis del Codice antimafia a fine agosto 2023. A Messina la prima prevenzione  collaborativa è dell’ottobre 2023. 
    Attendendo dati più approfonditi e, soprattutto, dati specifici sull’esito e sull’andamento dei  contraddittori instaurati, possiamo rilevare che la diminuzione delle informative interdittive  antimafia non è dettata dalla crescita delle misure ex 94 bis CAM che timidamente iniziano  a venire utilizzate e comprese. Probabilmente si può ipotizzare che le Prefetture  preferiscano agire secondo la vecchia procedura evidentemente ravvisando rischi non  sporadici e occasionali di infiltrazione mafiosa nelle aziende italiane. 
    Il calo delle interdittive antimafia, invece, potrebbe essere sia lo specchio di un abbassamento della presenza mafiosa nelle nostre aziende oppure di una diminuzione  dell’intensità, in termini soprattutto di risorse a disposizione, con cui le Prefetture possono  agire. E noi propendiamo per la seconda ipotesi. 
    Veniamo, poi, ad un altro aspetto che altro non è che l’altra faccia della medaglia delle  interdittive antimafia, quello delle White list, il cui scopo non dovrebbe meramente essere  quello di prendere atto delle risultanze del casellario giudiziale o del certificato dei carichi  pendenti, quanto piuttosto quello di selezionare imprese che risultino del tutto esenti da  qualunque rischio, anche indiziariamente desunto, di infiltrazioni o condizionamenti da parte  della criminalità organizzata. 
    Analizzando i dati che si rilevano nelle White List che le principali Prefetture italiane  compilano e mettono online risulta che siano quasi undici mila le aziende iscritte a Milano,  Roma e Napoli. Di queste, circa il 40% è ancora in attesa di ricevere la certificazione, mentre  il 25% del totale delle tre liste, circa 2800 aziende, aspettano l’aggiornamento annuale della  certificazione. Solo il 35% delle aziende iscritte hanno la certificazione ancora valida e in  corso. 
    Questa, siamo convinti sia una delle emergenze del nostro Paese.  
    Il Ministro Piantedosi nel corso dell’Intervento al 171° anniversario della fondazione della  Polizia di Stato ha dimostrato di esserne consapevole: “Occorrerà potenziare l’azione dei  Gruppi interforze che costituiscono il fulcro dell’attività istruttoria per la definizione delle  informazioni interdittive antimafia: è necessario che siano composti dai migliori investigatori e analisti, per assicurare un’efficace azione di prevenzione che non si ponga in conflitto con  l’esigenza di celerità connessa al raggiungimento degli obiettivi del PNRR”. 
    Intanto dal 2020, con l'approvazione della legge numero 40, il lavoro si è ulteriormente  intensificato. Ristorazione, gestione delle mense e catering, sono state inserite tra i settori  a maggior rischio di infiltrazione mafiosa creando all’interno delle White List una sezione  apposta, la numero IX. Gli altri settori a rischio risultano essere il trasporto terra, la fornitura  di calcestruzzo e di bitume; la guardiania dei cantieri; i servizi cimiteriali; il trattamento e  smaltimento dei rifiuti, nonché le attività di risanamento e di bonifica. 
    Al momento alla categoria della sezione IX, sono iscritte, nelle sole White List di Milano,  Roma e Napoli, 329 società. In questo elenco troviamo anche diversi ristoranti che, per i più  diversi motivi, hanno richiesto l’iscrizione alle White List. 
    Nelle White list, infatti, ci si entra se la Prefettura territorialmente competente certifica che  la società è libera da ogni tentativo di infiltrazione mafiosa. L'iscrizione è valida per dodici  mesi dalla data in cui è disposta, salvi gli esiti delle verifiche periodiche.  I tentativi si possono desumere anche dall’analisi dei provvedimenti giudiziari che  dispongono una misura cautelare o il rinvio a giudizio, oppure da una condanna anche non  definitiva. Dalle proposte di applicazione di una misura di prevenzione, all'omessa denuncia  di tentativi di concussione o estorsione, da parte del titolare o dei soci o del direttore tecnico  o di altro personale dotato di rappresentanza, laddove chi chiede la tangente o è  protagonista del ricatto lo fa con l’aggravante di voler favorire l’associazione mafiosa. Dalle  sostituzioni negli organi sociali, con modalità che, per i tempi in cui vengono realizzati, il  valore economico delle transazioni, il reddito dei soggetti coinvolti nonché le qualità  professionali dei subentranti, denotino l'intento di eludere la normativa sulla  documentazione antimafia. Quindi non solo precedenti penali ma qualsiasi informazione  utile per verificare l’integrità aziendale. 
    Crediamo molto nell’attività anche di natura preventiva messa in atto dalle Prefetture ma  siamo altrettanto convinti del fatto che, con questa nuova e rinnovata mole di lavoro e di  competenze, se si vuole fare veramente un'azione di controllo efficace, sia necessario  rafforzare gli organici delle Prefetture dotandole anche di nuove e specifiche professionalità.  E se l’ufficio del processo intendeva, pare senza il successo auspicato e sperato, aiutare la magistratura a disincagliare i procedimenti penali e civili, pensiamo che un “ufficio della  certificazione antimafia e della prevenzione collaborativa” potrebbe rispondere  concretamente ed efficacemente alla necessità di selezionare aziende sane che possano al  meglio utilizzare i fondi pubblici, anche europei. Bisogna però che si investa finalmente e  seriamente nell’approntare le risorse necessarie per una battaglia che può considerarsi  epocale



    19 novembre 2023

    Nicola Gratteri presenta all'Umanitaria il suo nuovo libro

    Le mafie mutano con il mutare sociale. L'accelerazione l'abbiamo avuta durante il Covid. La 'ndrangheta ha assoldato hacker stranieri. In particolare rumeni. Esistono piattaforme in grado di costruire un sistema identico a WhatsApp che utilizzano solamente loro

    I tedeschi, i francesi e gli olandesi sono riusciti a bucare queste piattaforme Abbiamo ottenuto da loro 200 mila messaggi che stiamo valutando. Perché noi non riusciamo?

    Un tempo venivano da noi le polizie di tutto il mondo. Ora sulle tecnologie siamo al palo. In Italia non abbiamo investito in  tecnologia. Gli ingegneri informatici li perdiamo perché non vengono pagati per quel che valgono. Mancano 15 Mila poliziotti. 

    La 'ndrangheta e la camorra sono in grado di creare Bitcoin. Abbiamo individuato dei centri informatici che producono Bitcoin in Campania e in Calabria. La Procura dì Napoli ha sequestrato un milione e 800 Mila euro di Bitcoin. 

    Il 2 gennaio dovremo utilizzare una nuova piattaforma per il processo penale. Dovrebbe sparire la carta. Oggi 20 novembre la App ancora non funziona. 

    Ci sono 250 magistrati che svolgono altri incarichi. Sono troppi. Bisogna trovare degli stratagemmi per avere più magistrati. Aumentare l'età pensionabile in attesa che dai nuovi concorsi se ne formino di nuovi. Anche unendo più Tribunali in territori in cui ce ne sono troppi. 

    La cocaina viene usata dall'80 per cento dei tossicodipendenti ed è la droga più usata. Ora ci aspettiamo arrivi il Fentanyl. Il Fentanyl in Usa ha fatto più vittime della guerra del Vietnam. Costa meno della metà della cocaina.

    Negli anni 60 ci si dimostrava generosi facendo evidenti donazioni alla chiesa. Poi si è investito nelle squadre di calcio. Il Presidente veniva riconosciuto da tutti e aveva contatti con tutte le autorità locali. Più investiva soldi, più la squadra andava bene.

    Ora il modello vincente passa da Tik Tok il social più visto dai giovani. Lo usano soprattutto i camorristi. Qualche anno fa era Facebook lo strumento per dire io sono un modello vincente. 

    Ho fatto fatica per costruire una vita che mi permettesse di dire quello che penso senza timori, né remore.