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1 dicembre 2022

Nasce una rete di scambio di informazioni per garantire i diritti a chi è vittima di estorsione e usura

Sottoscritto un nuovo Protocollo d’intesa per le vittime usura, estorsione, terrorismo e criminalità organizzata.

Prefettura di Milano, il Tribunale di Milano, la Procura della Repubblica, l’Agenzia delle Entrate, l’INPS, l’A.B.I. gli enti sottoscrittori. 

L'obiettivo è la creazione di una rete di scambio di informazioni tra diverse Amministrazioni per la corretta e tempestiva applicazione dei benefici di legge, a vantaggio dei cittadini che hanno fatto richiesta di accesso al Fondo di solidarietà. In particolare, la sospensione, di competenza dalla Procura, dei termini di scadenza degli adempimenti amministrativi e per il pagamento dei ratei dei mutui bancari e ipotecari, degli adempimenti fiscali e previdenziali, dei provvedimenti di rilascio di immobili e dei termini relativi a processi esecutivi mobiliari ed immobiliari, che scadono o ricadono entro un anno dalla data dell'evento lesivo

Il Protocollo intende creare una rete a sostegno del cittadino negli adempimenti conseguenti al Provvedimento di sospensione, favorendo lo scambio diretto delle informazioni tra la Procura e gli Enti interessati anche per una maggiore tempestività di intervento.

Nel contesto delle azioni previste, la Prefettura svolgerà il ruolo di “punto di contatto” tra la vittima dei reati di usura, di estorsione, di terrorismo e della criminalità organizzata e le diverse Amministrazioni, per favorire la migliore circolarità delle informazioni relative ai Provvedimenti di sospensione dei termini oltre ad una celere esecuzione degli stessi.

Viene anche prevista l’individuazione dei nominativi ed i contatti dei referenti, incaricati di offrire ogni utile aggiornamento e supporto individualizzato.

Il protocollo viaggia parallelamente ad un altro protocollo firmato in Prefettura a luglio 2018 che coinvolge il Comune di Milano e che non è ancora attuato come si evince leggendo il mio post.

Smantellato il locale di 'ndrangheta di Rho. Cosa ricordare e cosa fare

Dall'indagine emergono alcuni elementi che è bene tenere in memoria:

  • Intimidazione e omertà. La 'ndrangheta non ha abbandonato la violenza, l'intimidazione, il controllo del territorio in Lombardia. Emerge dall'indagine della Polizia, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha portato in carcere 49 persone, smantellando il locale di 'ndrangheta di Rho  Per di più, di fronte a minacce ed estorsioni della famiglia Bandiera, «l’omertà era assoluta».  La pm Alessandra Cerreti ha dichiarato che «Ci siamo imbattuti in una decina di episodi di estorsione e in almeno 5 episodi di minacce gravi, alcune solo perché le vittime avevano mancato di rispetto. Nessuno ha denunciato». 

  • 'ndranghetisti mediatori sociali. Gli 'ndranghetisti «erano punti di riferimento sul territorio per la popolazione. La gente comune andava da loro per risolvere beghe di condominio, banali liti. La protezione richiesta da un condomino residente nello stesso condominio di via Carroccio per evitare il danneggiamento della propria autovettura. L'intervento richiesto per risolvere una questione riguardante il furto di una bicicletta ad un uomo di Pogliano Milanese (MI).

  • Gli albanesi sempre presenti. Nel momento in cui i Bandiera, all'interno dello stesso locale di 'ndrangheta vengono ai ferri corti con la famiglia dei Curinga che pretendeva il saldo della pagamento di una piccola partita di cocaina, emerge che il fornitore della suddetta sostanza stupefacente sequestrata sarebbe un gruppo di albanesi “prima era calabresi, mo' sono albanesi che gli hanno dato la roba”. 
  • Carabiniere connivente. Quando Cristian Bandiera, è stato arrestato per aver ucciso Avrani Artim, albanese di 38 anni e per questo è stato condannato a soli 16 anni di reclusione un carabiniere è stato filmato dalle telecamere all’interno del pub mentre, sulla scena del delitto, raccoglieva i bossoli e la cartucce inesplose, per sviare le indagini. 
  • Un capo donna. Caterina Giancotti, 45 anni è finita in carcere con l'accusa di avere avuto un «ruolo di organizzatore» nel clan della ndrangheta di Rho, nel milanese. A dirigere gli uomini del clan, gestire il traffico di droga e minacciare al telefono i creditori inadempienti c'era lei.
Cosa bisogne fare:

  1. Sportelli di ascolto vittime. L'importanza di moltiplicare luoghi nei quali le vittime possono trovare rifugio, essere protette e accompagnate alla denuncia deve diventare priorità. La Regione Lombardia non ha più aiutato i comuni per aprirne sul territorio, interrompendo il rifinanziamento del bando che destinava fondi agli sportelli diffusi.
  2. Fondo regione Lombardia più accessibile. Inoltre bisogna rendere accessibile il fondo che Regione Lombardia, sulla carta, mette a disposizione delle vittime di usura e estorsione. Praticamente nessuno riceve quelle risorse.


21 novembre 2022

Dieci anni senza movente, esecutore e mandanti per l'omicidio di Diego Preda. Bisogna riaprire il caso.

Sono passati 10 anni. L'omicidio di Diego Preda è ancora senza movente, esecutore e mandanti. Eppure pare incredibile che la via che potrebbe portare alla verità, non si possa trovare ripartendo dagli atti di indagine.  

Sappiamo che erano le 19 e 30, l'assassino aveva atteso che Preda uscisse dall'ufficio in Via Monte Rosa 21, per prendere l'auto, lo ha seguito e poi lo ha freddato all'incrocio con via Alberto Mario. 

Il proiettile, sparato a cortissima distanza, è entrato nella zona occipitale del cranio ed è uscito da quella orbitale. All’appello manca l’ogiva, ma anche il bossolo. Gli investigatori erano convinti che il killer abbia utilizzato un grosso revolver. 

Il giovane "aveva un passamontagna". Anzi no "un casco". "Era a viso scoperto". "E' svoltato laggiù, a sinistra, in via Domenichino, verso la periferia". E' andato in metro. E' sceso alla fermata di Amendola Fiera. Poche le testimonianze e confuse. 

Diego Preda nato a Binasco veniva descritto come persona nota negli ambienti milanesi. Giocatore di golf, playboy. sportivo. Così scrivevano i quotidiani.

Diego Preda era socio accomandante della Dp Preda di Diego Preda Sas. Si occupava di commercio all'ingrosso di articoli pubblicitari e da regalo e di intermediazione assicurativa. Era anche presidente e AD della della Z & M Insurances Brokers Srl, una società di mediazione assicurativa fondata nel 1998, che controllava attraverso la Dp Preda. Stipulava da tempo convenzioni con gli Ordini degli avvocati in moltissime città d'Italia da Milano a Venezia, passando per Varese, Pescara, Taranto, Trapani, Bari e Locri. Solo pochi giorni prima, il 16 novembre, l'assicuratore aveva lasciato la carica di consigliere di una società genovese, la Lagorio e De Gregori Srl, che opera come agente generale della Fondiaria-Sai.

E' proprio nell'ambito assicurativo che Preda potrebbe essersi scontrato o incontrato con qualcuno che deluso o irritato dal suo comportamento lo ha, poi, ucciso. Magari per dare un chiaro segnale a molti.

In passato era anche emersa una vicenda legata alla liquidazione della polizza assicurativa relativa a diverse autovetture rubate. Fu fatta anche un'indagine dalla compagnia tramite un investigatore privato. 

Penso sia venuto il momento di riprendere in mano quegli atti. Dare giustizia. Comprendere quanto accadde e sta accadendo a Milano.

13 novembre 2022

Operazione Madera. Mafia pugliese, lombardi, albanesi e un riciclatore cinese

C'è anche un uomo affiliato al clan mafioso barese degli Abbaticchio tra i 42 arrestati dell'operazione Madera. Oltre a lui 37 lombardi (milanesi, brianzoli, varesotti e bresciani) tra cui un procuratore capo dell’Aia (l'Associazione Italiana Arbitri della Fgci), due albanesi, un serbo e anche due spagnoli avamposto della "rete iberica". 

Non ultimo, ma non ancora identificato, Luca "Il cinese", ufficio in Via Canonica 29. Colui che permetteva i pagamenti dall'Italia con un meccanismo facile facile, detto Hawala, che aggira tutte le norme antiriciclaggio. 

Il cliente deve trasferire dei fondi, senza che siano tracciati, dal paese dove risiede (A) al paese in cui risiede il creditore o venditore (B).

1. Contatta una persona che chiamano Havaladar in A. 

2. La transazione viene autorizzata in base ad una parola d'ordine (la fotografia recante il numero di serie di una banconota da 5 curo) 

3. L'hawaladar in A contatta l'hawaladar in B informandolo dei dettagli dell'operazione e gli comunica la parola d'ordine che deve essere utilizzata dal beneficiario in fase di ritiro dei fondi. Al destinatario finale della somma viene comunicato presso chi deve rivolgersi per riscuotere il pagamento con l'invio della seconda foto riportante l'importo e raffigurante un biglietto da visita con l'indirizzo dell'hawaldar in B 

4. L'hawaladar in B trasferisce i fondi al Beneficiario

5. L'hawaladar in A e l'hawaladar in B provvedono a regolare successivamente le partite di debito/credito mediante compensazioni periodiche fra gli stessi. 

Il gruppo avrebbe introdotto in Lombardia oltre sei tonnellate di marijuana e hashish. Flusso bloccato grazie al Gico della Guardia di Finanza e ai 2 pm che hanno coordinato le indagini: Rosario Ferracane e Sara Ombra

Mafia barese, Albania, riciclatore cinese. Un bel milieu. Che ci dice molto sulla presenza criminale in Lombardia.