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5 novembre 2017

Cosa Nostra 2.0. Mai dimenticare la prima. Conoscere e contrastare la seconda!

Bene ha fatto Fabio Bottero a citare nella sua intervista pubblicata sul sito di Avviso Pubblico la famiglia a cui la villa di via Donizzetti è stata confiscata. La famiglia Ciulla. Non si vuole demonizzare un cognome, né un'intera famiglia. Ma far comprendere che le mafie non sono entità astratte. Che Cosa Nostra aveva i suoi rappresentanti, potenti, in Lombardia, a Milano, a Trezzano. Persone in carne e ossa, donne e uomini. Ciulla è un cognome che ci porta lontano. Alla presenza di Cosa Nostra in Lombardia. Ben descritta dall'articolo di oggi sul Corriere della Sera. Gli anni sono passati. Ilda Boccassini sostiene che il 416 bis per Cosa Nostra in Lombardia, non si possa più contestare. Cosa diversa invece contestare l’art. 7 d.l. 152/1991, conv. in l. 201/1991: per i delitti punibili con pena diversa dall'ergastolo commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416-bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, la pena è aumentata da un terzo alla metà. Aggravante richiesta e applicata dalla Dda e dalla magistratura milanese nelle recenti indagini sul Clan Laudani e sulla famiglia di Pietraperzia. Realtà siciliane di Cosa Nostra foraggiate da imprenditori compiacenti, collusi, che hanno recuperato risorse per sostenerle. Avviso Pubblico è in prima linea, offrendo strumenti agli amministratori, per valorizzare le imprese sane e individuare e denunciare chi vuole riciclare nei nostri territori oppure con la forza dell'intimidazione e della corruzione sostenere le mafie.

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