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9 settembre 2021

La strana storia di Gagliostro e dei suoi due bar in cui non entrerò!

Non entrerò nel bar Blanco di Via Tolstoi angolo Savona. Ogni tanto ci passo. Come non entrerò nel Bistrot di Corso San Gottardo 51. Di fronte all’auditorium. 
La storia è lunga. 
La decisione la prendo dopo una mail che mi viene inviata da un funzionario del Commercio del Comune di Milano. Rispondeva a una mia richiesta relativa alle attività ristorative che avevano subito un’interdittiva antimafia a Milano. 
Tra le 16 ci sono tre locali, due bar e un ristorante chiuse a luglio 2020. La revoca della Scia era giunta alle tre società proprietarie dell’attività nelle quali socio era Antonino Gagliostro. 
Dopo il sequestro delle sue quote a seguito della seconda “puntata” di un’indagine calabrese, denominata Eyphemos, era arrivata dalla Prefettura di Milano anche l’Interdittiva. L’interdittiva si rende “necessaria”, per bloccare l’attività degli esercizi commerciali. E viene decisa sei mesi dopo l’arresto avvenuto a febbraio del 2020, di Antonino Gagliostro, per associazione mafiosa, accusato di appartenere alla cosca ALVARO. 
 A pagina 319 dell'ordinanza si legge che "GAGLIOSTRO Antonino, alias "u mutu", in qualità di partecipe all'associazione mafiosa imperante in Santa Eufemia di Aspromonte e ancor più specificatamente alla frangia mafiosa riferibile a Laurendi Domenico, ma rivestente comunque un ruolo di rilievo atteso che fu tra i primi ndranghetisti avvisati quando Idà Cosimo effettuò nuovi riti di affiliazione". 
Da pagina 319 e 320 della stessa ordinanza si evince che Antonino Gagliostro ha riportato in precedenza una condanna a 10 anni di reclusione per fatti di detenzione e cessione di stupefacente a Milano, commessi nell'anno 1996. 
Pur rimanendo ancora imputato nel procedimento per mafia. a marzo di quest’anno Gagliostro ha visto restituite le quote delle tre società: il 75% delle quote della società “Tolstoj srls”, che gestiva il Bar Blanco, il 50% delle quote della società “San Gottardo Bistrot snc”, che era proprietaria del bar di Corso San Gottardo 51 e il 25% della società “Le Saie Milano sas” che deteneva un ristorante in Viale D’Annunzio. Ad oggi ancora chiuso. Gli avvocati sono riusciti a dimostrare che quelle quote erano stata acquistate da proventi leciti. 
La novità nulla toglie all’imputazione per associazione mafiosa, anche se viene esclusa l’ipotesi di autoriciclaggio in quelle attività. 
Il commercio mi avvisa che, nel frattempo, il “Sig. Antonino Gagliostro ha ceduto le sue quote in Tolstoi srl e in San Gottardo Bistrot snc”. Le stesse società con differente compagine societaria, hanno presentato SCIA di inizio attività di somministrazione di alimenti e bevande”. Peccato che Gagliostro le abbia vendute alla sua convivente, già sua socia con suo fratello, prima del sequestro. 
I due bar hanno riaperto grazie alla convivente! 
Ho chiesto che la Prefettura valuti l’emissione di una nuova interdittiva e comunque si valuti anche la veridicità della documentazione emessa allora. Le quote sono state dissequestrate ma gli elementi per l’applicazione dell’interdittiva antimafia potrebbero rimanere tutti. 
Il sequestro e l’interdittiva sono due cose molto diverse. Il primo provvedimento mira a spogliare della proprietà la persona perché accusata di aver acquisito quel bene mobile o immobile grazie ai proventi dell’azione criminale o comunque non dimostrando la loro provenienza lecita. L’interdittiva antimafia, frutto dall’informativa, blocca l’attività, senza sequestrare alcunché, perché la Prefettura ravvisava il tentativo e sottolineo tentativo di infiltrazione mafiosa. 
Io, per il momento, né in San Gottardo, né in Tolstoi entrerò. 

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